IL PAESE IN DITTATURA

immagine di Giuliano Fedeli

Dicono i nostalgici della dittatura comunista: ma quale dittatura, in Italia c’è anche troppa libertà. Allora mettiamo insieme i semi di questa troppa libertà. Quindici mesi di impedimenti, dall’uscire al lavorare allo spostarsi all’acquistare. Pressione inusuale per un Paese democratico, col cosiddetto lockdown più ferreo del mondo, il più prolungato e devastante, ancora oggi divieti incomprensibili come potersi bere una bibita, un caffè al banco, poter comprare una camicia in un centro commerciale nel fine settimana. I critici, i dissidenti infamati come negazionisti e nazisti. I libri sgraditi all’indice, sia quello della leader di destra Giorgia Meloni, una che pratica una opposizione morbida, o l’altro del giurista Alfredo Mantovano sul ddl Zan. La legge Zan, per l’appunto, che demanda al giudice, e giudice italiano, volentieri schierato, la libertà di pensiero e di espressione in tema di gender e non solo. Il presidente della Corte Costituzionale, Coraggio, che preme perché siffatta legge venga presto adottata e auspica un maggior intervento della magistratura in tema di ridefinizione politica della società. Le riforme come ricatto di Bruxelles per ottenere prestiti, e riforme come pretende Bruxelles dalla giustizia al sistema elettorale alla forma e al colore del governo. Un ministro, fallimentare, Speranza, che tranquillamente teorizza la pandemia del Covid come utile a instaurare una nuova egemonia culturale di stampo gramsciano. Un docente universitario, Marco Gervasoni, visitato dai carabinieri dell’antiterrorismo come uno stragista, un golpista e con lui la giornalista Francesca Totolo ed altri: accusati, nientemeno, di vilipendio del Capo dello Stato. Un altro professore, alla Statale di Milano, Marco Bassani, sospeso dall’insegnamento e dallo stipendio perché ha ritrasmesso un fotomontaggio beffardo sulla vicepresidente americana Harris. L’Unione Europea che si scaglia contro la televisione pubblica italiana rea di aver trasmesso un servizio non allineato sulle pretese della suddetta Unione, col partito-cerniera, il PD, che senza imbarazzo pretende rimozioni dei dirigenti e contestuale soddisfazione di altri a lui graditi. Una magistratura sconquassata da scandali dai quali emerge la pesantissima influenza del Partito Democratico. I medici favorevoli alla cura preventiva del Covid, alle terapie domiciliari, coperti di insulti, sospesi, radiati. I social che controllano, bloccano e censurano a senso unico su tutto, dal gender ai vaccini al Presidente italiano a quelli esteri ma solo democratici. Le minacce di morte, anche in televisione, verso chi non si allinea alla propaganda imperante su tutto, dal gender all’ecofanatismo alla UE talebana. La reiterata impossibilità di votare, unico caso nell’Occidente non solo europeo, a fronte di uno scenario parlamentare ampiamente superato, non corrispondente alle sensibilità del Paese. L’impossibilità di dirlo. La quasi totale mancanza di opposizione in un governo che ha in pancia tutti meno una che sta molto attenta a non disturbare il manovratore. Le licenze ritirate ai ristoratori che non accettano le vessazioni sanitarie. Le punizioni anche estreme per chi non si vaccina. Una informazione che definire schierata, manovrata dal governo, è un patetico eufemismo che non rende l’idea. Una isteria di politicamente corretto per cui la famiglia tradizionale, l’uomo tradizionale, il cittadino tradizionale sono caricati di ogni nefandezza a prescindere, anche a dimensione storica. Un Sillabo, una lista nera di opere, di capolavori, di espressioni artistiche in continua crescita. L’impossibilità ormai di esprimersi come lingua e senso logico comandano. La propaganda millantata come scienza. La prevalenza degli scienziati di scarso valore ma politicamente targati e mediaticamente imposti, “a buon prezzo si sa”, in grado di dettare le regole su una convivenza divenuta alienante e impossibile. L’obbligo di dire che fa caldo anche quando si gela per non indisporre una ragazzina viziata accreditata di uno sconfinato sapere scientifico anche se si vanta di non andare a scuola. I ragazzini spediti in manicomio se rifiutano di infilarsi la mascherina in classe. La pretesa, ampiamente accettata, di riscrivere romanzi, favole, pellicole, brani musicali. L’impossibilità di parlare nei dibattiti pubblici, dove i conduttori regolarmente privilegiano gli ortodossi e silenziano o provocano i critici dell’andazzo globale. L’arroganza di figure di potere che invitano i commercianti e gli esercenti alla disperazione a cambiare mestiere, a diventare etici. L’omertà come pratica morale in tema di immigrazione clandestina, di pericolosità dei focolai clandestini. Le rappresaglie giudiziarie di chiara impostazione politica per i ministri che hanno cercato di mettere un argine agli sbarchi diretti esclusivamente in Italia. La delazione da pianerottolo o da social al servizio del governo come pratica acquisita, di cui menare vanto. La totale indifferenza per le libertà fondamentali condivisa da sinistra a destra. L’obbligo di promuovere chiunque a fronte della impossibilità di insegnare decentemente, così da sfornare future generazioni del tutto impreparate a tutto. La prevaricazione delle quote, per cui non si premia la capacità, il merito ma l’appartenenza e una appartenenza ondivaga, basata sull’effimera percezione di sé. La strapotenza della burocrazia, uscita ancor più forte da quindici mesi di paralisi.

Ma non preoccupatevi, è tutto normale, se sentite odore di regime è perché il regime siete voi e questa è solo una dittatura immaginaria, come predica Internazionale affidandosi a quel mediocre vignettista di potere che risponde al soprannome di Zerocalcare.

MDP