QUESTA REPUBBLICA NON MI PIACE

Oggi sarà anche “Il compleanno della Repubblica”, come dice quella figura di paglia della Casellati, ma questa Repubblica i suoi 75 anni se li porta proprio male: poche pagine chiare, troppe torbide e insanguinate. Stragi, terrorismi, mafia, ruberie, scandali, misteri, consueti, d’accordo, in ogni regime di ogni epoca ma forse qui un po’ oltre il livello fisiologico e anche patologico; su tutto, una progressiva degradazione della politica che ricorda molto una malattia degenerativa. Ed io, mi spiace, non mi riconosco in niente di questa Repubblica. Non in un Presidente che non sento mio, non mi piace, non riesco a vederlo nel ruolo che ricopre e poi il pm Albamonte mi manderà i Ros, ma non posso farci niente; non nelle figure di cartone dei presidenti delle Camera, Fico che è palesemente inconsistente, la Casellati che è un distributore automatico di banalità tra un viaggio personale e l’altro a spese del contribuente; non nel presidente del Consiglio attuale, che è un despota, un accentratore che finirà di portarci al macello anche se dirlo non fa tendenza; figuriamoci il predecessore (o i predecessori), espresso da una società di profilazione dati, insomma di spioni, che controllava una setta di ultrafanatici ma anche ultraladri, pronti a vendersi, com’era facile intuire, al primo profumo di potere; non nel resto del circo politico, fatto di una destra che non ha una strada e una sinistra farabutta con la testa avvitata al 1848 di Marx, inclusa la propensione ai soldi e al parassitismo; non nelle istituzioni di contorno, come il CTS dei lottizzati e degli incompetenti vanesi; non nei ministri indegni, semplicemente indegni come il difettoso Speranza; non nella burocrazia che si ramifica dai sacri palazzi fino ai centri locali ed è sempre la stessa, infingarda, arrogante, parassitaria, tranne pochi col senso del dovere; meno di tutti in un magistratura farabutta quando non criminale e qui non serve sprecare parole, hanno già detto tutto quelli che ci stanno dentro, meno Mattarella che si volta dall’altra parte; ancor meno del meno nell’ambiente che conosco, ma non bazzico, quello di un giornalismo che non esiste più, è altro, è una congrega di pagliacci e di arrampicatori, di lacché e di carognette infide e depravate, buoni a niente ma capaci di tutto; infine, non mi riconosco neppure in questi miei connazionali che mi son sempre piaciuti poco e non riconosco più mentre girano con maschere su maschere, insaccati in cellofan, tendenzialmente ladri ma ligi agli ordini più assurdi e paranoidi, inclini alla delazione e alla gogna, abituati al sussidio per il quale fotterebbero la madre dopo averla scannata. Oggi è il compleanno della Repubblica e la Repubblica come lo festeggia? Rendendo la libertà al mafioso Giovanni Brusca detto “’u verru”, il porco, responsabile delle due massime stragi della Repubblica, Capaci e via d’Amelio, di aver ucciso ragazzini, uno dei quali sciolto nell’acido, e altre 150 persone, quindi di essersi pentito nel momento stesso della cattura, per cui cominciava immediatamente ad elargire le sue false verità, false ma di comodo per tutti, per lui che la barattava pur di campare tranquillo in prigione, dove dettava legge, e per lo Stato che si teneva stretti i suoi inconfessabili segreti. O della vera trattativa Stato-mafia, sulla quale i personaggi televisivi alla Travaglio non hanno niente da dire. Brusca non esiste più, gli hanno dato una nuova identità, una nuova casa e uno stipendio a vita per servizi ricevuti. Esattamente come i brigatisti e i terroristi neri gravidi di ergastoli mai scontati. Buon compleanno, Repubblica Italiana.

MDP